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I diversi tipi di tappi per il vino | Approfondimento

Il tappo di una bottiglia di vino può apparire come una cosa semplice, scontata, a cui dedicare poco interesse, ma in realtà ha un ruolo fondamentale perché ha il compito di preservare in bottiglia tutto il lavoro e le buone pratiche fatte in cantina per quel determinato vino.

Ad oggi, come sarà capitato a molti di accorgersene, esistono tante tipologie di tappi, sia come materiali che come forma; in ogni caso esse devono rispettare i seguenti requisiti generali:

  • Adattarsi meccanicamente alle esigenze della linea di imbottigliamento per una corretta chiusura della bottiglia
  • Rispettare le normative sui materiali che entrano in contatto con gli alimenti
  • Essere in linea con l’obiettivo enologico prefissato dalla cantina produttrice: ogni materiale incide in maniera diversa per quanto riguardo lo scambio di ossigeno tra il vino e l’ambiente esterno, contribuendo quindi all’evoluzione del vino influenzandone il profilo sensoriale.

Di seguito vengono appunto analizzate le diverse tipologie di tappi:

Il tappo in sughero

La più classica e diffusa forma di chiusura è il tappo in sughero che a tutti sarà capitato almeno una volta di vedere stappando una bottiglia di vino. Il sughero è un materiale naturale ottenuto dalla corteccia della quercia da sughero Quercus suber e presenta ottime caratteristiche di elasticità, porosità all’ossigeno ed impermeabilità ai liquidi che lo hanno fatto diventare già nel passato la chiusura la più apprezzata per il vino.

Ad oggi vengono prodotti diverse “versioni” di tappo in sughero, da scegliersi sempre in base all’obiettivo enologico:

  • Tappo in sughero monopezzo: il più tradizionale e costoso, ottenuto direttamente dalla fustellatura della corteccia. E’generalmente riservato ai grandi vini da affinamento
  • Tappo in sughero birondellato: rappresenta un buon compromesso qualitativo in quanto ha un corpo in trucioli di sughero coperto alle due estremità -una delle quali sarà a contatto con il vino- da due rondelle in sughero naturale; viene utilizzato anch’esso per vini importanti, ad esempio, per il Gutturnio DOC Riserva Bollo Rosso
  • Tappo in sughero agglomerato in microgranina: è composto da soli trucioli fini di sughero tenuti insieme da agglomeranti alimentari. Ha un ottimo rapporto qualità/prezzo e buone caratteristiche enologiche; viene utilizzato principalmente sui vini frizzanti
  • Tappo a fungo in sughero: utilizzato per la chiusura dei vini spumanti, quali i metodo classico Arvange e Perlage e per alcuni vini frizzanti. Può essere tutto in microgranina o, nella forma più tradizionale, avere trucioli di sughero sulla parte superiore (quella che resta fuori dalla bottiglia bloccata dalla gabbietta metallica) e due rondelle in sughero naturale nella parte inferiore a contatto con il vino

Il sughero si comporta in maniera eccellente per quanto riguarda la conservazione di quasi tutti i vini: subito ha una rapida evoluzione, ma poi questa rallenta nel tempo, consentendo al vino di sviluppare i ricercati aromi terziari da affinamento. Se però la cantina producesse un vino giovane da bersi velocemente allora la scelta del tappo potrebbe ricadere su altri materiali che vedremo di seguito.

Il principale problema correlabile all’uso del tappo in sughero è quello che riguarda la proliferazione -causa cattiva igiene durante la fase di produzione in sugherificio- delle muffe di Armillaria Mellea, capaci di produrre dei metaboliti (TCA 2,4,6-tricloroanisolo e TBA 2,4,6-tribromoanisolo) che conferiscono al vino lo sgradevole “sentore di tappo”. Fortunatamente le attuali tecniche di produzione in sugherificio migliorano di anno in anno e consentono di standardizzare la qualità della materia prima facendo diventare questo problema via via sempre più raro.

Il tappo sintetico in materiale plastico

Tipologia di tappo in polimeri plastici ritenuta ingiustamente meno affascinate del sughero e sovente utilizzato solo su vini di primo prezzo, ma che presenta degli indubbi vantaggi:

  • Non possono svilupparsi al suo interno le muffe che causano il gusto di tappo
  • Non si sgretola al momento della stappatura
  • È economico rispetto al sughero

Non presentando porosità, inoltre, riduce al minimo il passaggio di ossigeno dall’ambiente esterno verso il vino. Questa proprietà non lo rende quindi adatto ai vini da lungo affinamento, ma è indubbiamente l’ideale per tutti quei vini, sia bianchi che rossi, concepiti per essere bevuti da giovani e con una veloce rotazione di magazzino/scaffale, ovvero che non hanno necessità di lunghe evoluzioni in bottiglia.

Il tappo a vite

Altra tipologia di tappo “alternativo”, ottenuto lavorando una lamina di alluminio ed applicando al suo interno una guarnizione plastica che, a seconda della tipologia, determina una maggiore o minore porosità all’ossigeno.

Si tratta di un sistema di chiusura che presenta gli stessi vantaggi dei tappi di materiale plastico ed è ottimale per la conservazione di vini da bersi giovani e freschi. Per tale motivo, anche se in Italia per ragioni tradizionalistiche viene un po’ snobbato, si è diffuso molto all’estero, soprattutto fra i produttori degli USA, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda dove l’enologia è meno legata alle tradizioni ma si guarda anche di buon occhio alla pragmaticità.

Altro grande vantaggio del tappo a vite è che la bottiglia si può richiudere con facilità prima di riporla in frigorifero, caratteristica molto apprezzata da ristoratori e baristi. Essendo, inoltre, una soluzione che permette una buona e facile conservazione degli aromi di fermentazione, viene proposta per versioni magnum formato bordolese da 1,5 lt destinati ai vini giovani (come ad esempio Gutturnio DOC, Colli Piacentini DOC Bonarda, Ortrugo dei Colli Piacentini DOC etc…)

Il tappo a corona

Tipologia di tappo molto pratica ed economica, diffusa anche in altri settori del beverage. Probabilmente molti l’avranno vista applicata al vino per quanto riguarda gli imbottigliamenti casalinghi come quei clienti che acquistano i vini sfusi in damigiana per fare il vino frizzante in casa. Da qui il passo è breve a diventare la chiusura perfetta per tutti quei produttori che vinificano una precisa tipologia di vino, ovvero quelli frizzanti rifermentati in bottiglia, da bersi tassativamente velati e con il fondo… proprio come si faceva una volta a casa dei nonni!

Nelle Cantine, come ad esempio Cantina Valtidone, si utilizzano questi tappi solamente durante la lavorazione intermedia della produzione del metodo classico (in questo caso Arvange e Perlage). Servono quindi al momento del tiraggio, quando cioè si riempiono le bottiglie con il vino base, lo sciroppo zuccherino ed i lieviti che dovranno fare la spumantizzazione. In questo caso il tappo a corona, lavorando assieme alla bidule -una sorta di controtappo in polimero platico- garantisce la tenuta della pressione di 5/6 bar all’interno della bottiglia per tutto il tempo necessario all’affinamento del vino sui suoi lieviti, in genere dai due ai quattro anni. Successivamente, nel caso citato, Arvange e Perlage verranno ritappati con il classico tappo a fungo in sughero birondellato.

Il tappo in vetro

In ultimo trattiamo questa tipologia poco diffusa, che presenta sia vantaggi che svantaggi. I primi sono:

  • È un tappo sterile senza possibilità di contaminazione microbica che danneggi il vino
  • È totalmente ermetico, quindi adatto a vini da bersi giovani e freschi
  • Il vetro è totalmente riciclabile
  • Il tappo è fatto del medesimo materiale che compone la bottiglia, quindi sicuro e senza cessioni
  • È un tappo esteticamente bello
  • Si può stappare semplicemente a mano
  • E’richiudibile

Gli svantaggi di questa tipologia sono legati al costo troppo elevato e ad una scarsa facilità di meccanizzazione sulle linee di imbottigliamento. Per tali motivi non ha ancora avuto un’ampia diffusione ma è al momento relegato a produzioni di nicchia.

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