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Barbera: storia, tradizione, cultura

Come abbiamo visto nella scheda dedicata al Gutturnio, il Barbera, nonostante l’enorme radicamento nel panorama vitivinicolo nazionale raggiunto negli ultimi decenni, non è tra i vitigni di maggior tradizione. Ma se il nome no compare prima del XVIII secolo, la sua origine non è di certo aliena, ed è quantomeno probabile che si tratti della stessa varietà che il botanico del XV secolo Piero dè Crescenzi, nel suo “Trattato dell’agricoltura”, chiamava Uva Grisa, o Grisola, nonostante il colore rosso scuro faccia propendere per storie diverse. Universalmente riconosciuta, invece, è l’attribuzione della definizione Barbera, che si fa universalmente risalire al Conte Nuvolone Pergamo, parlando di una varietà coltivata ad Alba identica all’Ughetta di Vercelli ed alla Vespolina di Novara. Comunque sia, oggi è un vitigno che lega il suo nome al Piemonte, eppure, sulle sue reali origini il mistero è ancora fitto, visto che gli studi sul Dna di Schneider, Boccacci e Botta del 2003 non hanno rivelato corrispondenze rilevanti con nessun altro vitigno autoctono del territorio.

Descrizione Ampelografica*

Grappolo: di grandezza media, per lo più piramidale, più raramente cilindrico; talora piuttosto sciolto, talora compatto (a seconda delle condizioni ambientali e colturali); peduncolo abbastanza lungo, semi-legnoso, sovente bruno-rossiccio; pedicelli di media lunghezza, sovente rossicci; cercine evidente; pennello corto, rosso.
Acino: medio, ellissoide, regolare; buccia molto pruinosa, di color blu intenso tannica, sottile ma abbastanza consistente; polpa molto succosa, di sapore semplice, dolce ma acidulo; succo incolore.
Vinaccioli: per lo più 2, raramente 3, grandezza un po’ più che media, con becco lungo e sottile.

*L’ampelografia è la disciplina che descrive e classifica i vitigni sul piano della morfologia esterna (germogli, foglie, grappoli, acini).

Caratteristiche organolettiche ed abbinamenti

Il vino che si ottiene dal vitigno Barbera è di colore rosso rubino, intenso. Al palato è floreale, speziato, di corpo. Si tratta quasi esclusivamente di vini di pronta beva, semplici, piacevoli. Il panorama delle Denominazioni enoiche del Belpaese ne prevede l’utilizzo in ben 3 Docg e 34 Doc, compresa la Doc dei Colli Piacentini, dove la Barbera deve essere presente in una percentuale minima dell’85%. Nel caso della versione ferma, così come in quella frizzante (che prevede un residuo zuccherino massimo di 17 gr/lt ed una spuma evanescente) si tratta di un vino dal colore rosso rubino, dal profumo vinoso, caratteristico, in bocca è secco o abboccato, sapido, leggermente tannico, tranquillo. Da un punto di vista più tecnico, il titolo alcolometrico volumico totale minimo, da disciplinare, è 11,50% vol., l’acidità totale minima 5,5 g/l, e l’estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
La Barbera dei Colli Piacentini, per sua natura, è da bersi con decine di piatti della tradizione, non tanto con carni e selvaggina, quanto con gli antipasti, a partire dai salumi e dai formaggi del territorio, ma anche con lo gnocco fritto e con le innumerevoli salse della cucina piacentina. Ottimo anche l’abbinamento con i cappellacci e le lasagne, così come con l’anguilla, pesce di fiume per sua natura grasso, una qualità che ben si sposa con le capacità sgrassanti di una Barbera!

I vini barbera della nostra cantina

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