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Lo Chardonnay, il bianco più amato

Lo Chardonnay è, per eccellenza, l’uva dei bianchi di Borgogna anche se, molto più versatile del Pinot Nero, come ci ricorda la grande Jancis Robinson nel suo Atlante Mondiale dei Vini, può essere coltivato con buoni risultati praticamente ovunque, tranne che ai limiti estremi della fascia della viticoltura (la sua precoce fioritura rende infatti elevato il rischio di danni dovuti alle gelate primaverili). È diventato il vitigno bianco più noto al mondo, forse perché non ha un gusto particolarmente incisivo e si presta quindi alla fermentazione o all’invecchiamento in botti di rovere. Tende ad assumere il carattere desiderato dal produttore: vivace e frizzante, fresco, ricco e burroso, persino dolce. Può produrre un vino asciutto e tagliente come lo Chablis, ma è fondamentale anche nella produzione delle bollicine per antonomasia, quelle dello Champagne.
Se ne ottiene un vino fresco, delicato, fruttato e dall’elevato tenore alcolico, sia fermo che frizzante, che si presta particolarmente all’affinamento in barrique e all’invecchiamento. Inoltre, è utilizzato in uvaggio per la produzione dei migliori spumanti del mondo, compresi ovviamente gli italiani Trentodoc e Franciacorta.

Lo Chardonnay, dalla Francia all’Italia

Come detto, lo Chardonnay è uno dei vitigni a bacca bianca più conosciuti e coltivati al mondo, alcuni studiosi pensano che abbia origini mediorientali, ma recenti studi hanno messo in evidenza una struttura molecolare che suggerisce sia il frutto di un incrocio spontaneo tra Pinot Nero e Gouais Blanc, avvenuto probabilmente in epoca carolingia (VIII-X secolo) proprio in Borgogna: impiantato originariamente dai monaci cistercensi dell’abbazia di Pontigny, da lì si è diffuso progressivamente in tutto il mondo dalla fine del XIX secolo. Secondo un’altra teoria l’origine di questo vino andrebbe ricercata sulle colline di Gerusalemme; infatti questo vitigno cresce benissimo in terreni argillosi (come quelli a Gerusalemme) e la parola Chardonnay ha origini ebraiche. I primi Crociati, al loro ritorno dal Medio Oriente, riportavano anche del vino il cui nome originale era Porte de Dieu perché era la traduzione del nome ebraico Shahar Adonay, che significa appunto “la porta di Dio”. Le vigne erano tutte intorno a Gerusalemme, città santa, le cui porte conducevano tutte al Tempio di Dio.
È un vitigno che può dare buoni risultati anche con rese relativamente alte, e risultati eccellenti con rese basse, e si distingue per la capacità di adattarsi a terreni e climi anche molto diversi tra loro. Tali caratteristiche, unite alla particolare fortuna che ha incontrato nel Nuovo Mondo vinicolo (in particolare Australia, Stati Uniti e Cile), dove le varietà più di tendenza diventano veri e propri “marchi di fabbrica”, hanno contribuito alla crescita esponenziale della sua fama e diffusione internazionale. In Italia, è stato a lungo confuso con il pinot bianco, e solo dal 1978 è iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Il primo a ottenere la DOC è stato l’Alto Adige Chardonnay nel 1984, e da allora, superate le iniziali reticenze a inserire vitigni “gallici” nei disciplinari delle Doc e delle Docg lo Chardonnay si è gradualmente diffuso sulla gran parte del territorio nazionale. Oggi è coltivato in tutte le Regioni, compresi i Colli Piacentini, con Cantina Valtidone che ne ha fato, negli anni, il fulcro della produzione dei suoi spumanti, come il Blanc de Blancs Millesimato, ma anche in Sicilia, in Trentino-Alto Adige, in Piemonte in particolare nelle Langhe, in Lombardia (nella Franciacorta, in uvaggio, per produrre vini spumanti), in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e in Abruzzo.

Caratteristiche ampelografiche

Ha foglia media, rotonda; il grappolo è di medie dimensioni, piramidale, serrato, scarsamente alato; l’acino è di media grandezza, con buccia mediamente consistente, tenera e di colore giallo dorato. La vigoria è elevata, la produttività regolare e abbondante. La vendemmia è abbastanza precoce (prima decade di settembre o in alcune aree collinari addirittura agosto, per la produzione di vini metodo classico come il Franciacorta). Predilige i climi temperato-caldi, i terreni collinari, argillosi e calcarei, gli ambienti ventilati e freschi. È sensibile alle gelate primaverili.

Chardonnay, gli abbinamenti

Per la sua stessa natura, che ne permette un’infinità di declinazioni, è praticamente impossibile indicare una gamma di piatti o cibi con cui lo Chardonnay si esalta. Nelle sue versioni più basilari, semplici e fresche, la collocazione migliore è probabilmente all’ora dell’aperitivo, ma se ci troviamo di fronte ad uno Chardonnay affinato in botte piccola, certe note tipicamente burrose si esaltano con i formaggi, meglio se stagionati. E se invece nel bicchiere avessimo un blanc de blanc, ossia una bollicina esclusivamente da uve Chardonnay, è con i crostacei che darebbe il meglio di sé.

I vini chardonnay della nostra cantina

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