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Assemblea di persone sedute che alzano cartelli gialli in un magazzino con scatole accatastate.

60 anni e lo sguardo al futuro. Intervista al Presidente Fornasari, riconfermato per il quinto mandato.

La Cantina Valtidone, nel corso dell’ultima assemblea tenutasi l’8 maggio, ha riconfermato alla presidenza Gianpaolo Fornasari, al quinto mandato dopo la prima elezione avvenuta nel 2014.

La squadra – Anche il consiglio di amministrazione uscente è stato riconfermato. Il nucleo di questo gruppo di lavoro, spiega il presidente Fornasari “si è formato nel 2014, in occasione della mia prima elezione. Sono molto grato ai consiglieri perché conoscono bene l’azienda e il mondo vitivinicolo. Sono un forte aiuto nella conduzione della Cantina, perché insieme a me tengono i rapporti con i soci, ascoltano le loro esigenze e conoscono approfonditamente il settore, dalla coltivazione e gestione dei vigneti. Sono tutti produttori e questo è un grande vantaggio, perché mettendo insieme le competenze, le mie e le loro, siamo riusciti in questi anni a rilanciare la Cantina, in termini qualitativi, con grandissimi risultati”.

I riconoscimenti –  Numerosi i premi ottenuti dai vini di Cantina Valtidone, dall’ultimo Tre bicchieri del Gambero Rosso assegnato, per la terza volta, all’Arvange Pas Dosé, alla più recente medaglia d’oro assegnata dal concorso enologico nazionale di Pramaggiore, a Venezia, a Bollo Rosso. “Essere il presidente di Cantina Valtidone per me è un impegno, ma è anche una soddisfazione – commenta Fornasari -: prima di questa esperienza ho sempre fatto il consulente e mi sono dovuto trasformare in imprenditore. E’ molto diverso, perché mi sono reso conto cosa significhi gestire direttamente il rischio d’impresa”.

Le sfide – E negli ultimi anni i rischi non sono mancati. “Specialmente dopo il Covid, ogni anno c’è una crisi da gestire, pensiamo adesso alla guerra in Iran e alle tensioni in Medioriente, ma prima abbiamo visto l’invasione in Ucraina, e a seguire le tensioni sui mercati internazionali, che ricadono sulle nostre aziende e sul nostro territorio, con condizionamenti nei consumi” dice il presidente Fornasari.

A questa situazione si aggiungono nuove disposizioni normative, come “l’introduzione della patente a punti, e più in generale, un approccio salutistico caldeggiato anche dalla Ue che porta ad introdurre nuovi prodotti, come i dealcolati, senza tenere conto che già adesso i vini, come ad esempio quelli Doc piacentini, hanno una gradazione alcolica molto contenuta, attorno ai 10 gradi, mantenendo un’alta qualità”. Altra variabile a cui far fronte sono le tendenze nei consumi. “E’ un mondo ciclico, i tempi cambiano: oggi sono più apprezzati i bianchi, prima erano richiesti i rossi. Però la natura è più lenta nel seguire le mode perché ha i suoi tempi. Un nuovo vigneto ha bisogno di almeno tre anni prima di poter andare in produzione”.

La cantina – “Il nostro vantaggio, però, è rappresentato dalla struttura della Cantina: contiamo 170 soci che lavorano su 1.100 ettari di vigneto collinari, tra i 200 e i 400 metri sopra il livello del mare, e ciascuno di loro ha vigneti polivalenti, adatti sia per la produzione di vini bianchi che di rossi, in una misura equivalente e questo ci consente di seguire le tendenze dei consumatori. Adesso, ad esempio, vengono molto apprezzate le bollicine, soprattutto tra i giovani. Cantina Valtidone ha potuto rispondere a questa esigenza di mercato con una produzione molto elevata di bollicine: abbiamo l’Arvange, il Perlage, lo chardonnay. Questo è il bere giovane e noi cerchiamo di adeguarci”.

La produzione – “Siamo attorno ai 6 milioni di bottiglie – dice Fornasari – circa un terzo di tutta la produzione di vini doc piacentini, che si attesta sui 22 milioni. Il nostro fatturato è tra i 15 e i 16 milioni, ed è condizionato dai prezzi delle uve che possono variare di anno in anno. In totale abbiamo liquidato, nell’ultimo decennio, oltre 43 milioni di euro di uve, un quantitativo davvero considerevole”.

Il Sessantesimo – “Da presidente – continua Fornasari – ho avuto la fortuna di festeggiare il cinquantesimo della Cantina e ora, dopo 10 anni, potrò dare conto del raggiungimento anche di questo nuovo risultato. Stiamo pensando di organizzare un evento, ma con lo scoppio della guerra abbiamo deciso di aspettare. Ma vogliamo sicuramente ricordare come è nata la Cantina e quali risultati ha raggiunto.  Nata a Borgonovo agli inizi degli anni Sessanta da sedici soci fondatori – dall’idea di un sacerdote di Ziano, don Giambattista Lanfranchi, il ragionier Renzo Botteri, l’ex sindaco di Pianello, dott. Carlo Montani, il primo presidente, il conte Mario Omati di Ziano, il cav. Luigi Mossi – e aderendo a Confcooperative, la Cantina ha visto partire la propria storia nel 1966 con la prima vendemmia. Ed è quell’anniversario che intendiamo celebrare”.

Il modello cooperativo – “La nascita della Cantina si è rivelata un’idea vincente, perché ha favorito lo sviluppo dell’economia della Valtidone e di quella piacentina, così come il ricorso alla forma societaria cooperativa. Nel mondo del vino, è quella più diffusa: tutte le grandi cantine – spiega Fornasari – sono cooperative. Pensiamo a GIV, Terre Cevico, Caviro.  Il modello cooperativo è molto sviluppato in Emilia, nel settore del vino consente al piccolo produttore di avere una forza commerciale che da solo non avrebbe. Il piccolo produttore conferisce le uve in cantina, e quest’ultima si occupa di tutti gli aspetti, dalla produzione del vino alla sua commercializzazione. Se il risultato è valido, le uve vengono ben pagate e questo è un vantaggio per il socio, che da solo non riuscirebbe a gestire tutta la filiera produttiva e commerciale. Ma quello che è importante non è solo l’aspetto economico: ricordiamoci che la Costituzione, nell’articolo 45, riconosce alla cooperazione il suo valore sociale. In sostanza, si impara a lavorare insieme”.

I soci – “Cantina Valtidone vede soci storici e anche nuovi ingressi. Vediamo poi anche soci più giovani, le nuove generazioni di aziende che sono con noi dagli inizi, che continuano a credere nella viticoltura e nella cura del territorio. I nostri soci sono architetti del paesaggio: noi viviamo immersi in questa bellezza e forse non ce ne rendiamo conto. Alcuni hanno definito la Valtidone il balcone fiorito di Milano, questo paesaggio così bello, che non è solo una monocultura di viti, come può capitare in altri territori molto vocati alla viticoltura, è frutto del lavoro dei nostri soci. Sono veramente dei paesaggisti: curano i vigneti, i terreni, preservandoli dal dissesto idrogeologico. L’intero territorio ne trae un vantaggio enorme”.

Il futuro –  Cantina Valtidone festeggia sessant’anni di attività con lo sguardo rivolto al futuro. “La prima sfida è rappresentata dalle fonti energetiche alternative, necessarie per abbattere i costi: lo scorso maggio abbiamo inaugurato un nuovo parco agrivoltaico, con pannelli solari posizionati sui nostri stabilimenti, senza consumare suolo agricolo, e recentemente abbiamo partecipato a un bando per realizzare un nuovo impianto fotovoltaico. Un’altra sfida è rappresentata poi dai vini dealcolati, dobbiamo capire se questa sia davvero una strada da percorrere, così come altre tendenze del mercato. A preoccuparci, però – conclude il presidente – è l’instabilità politica ed economica che oggi è generata principalmente dagli Stati Uniti. Fortunatamente siamo in Europa: se l’UE saprà continuare a svolgere il ruolo di stabilizzazione politica che ha avuto negli ultimi 80 anni, saprà tranquillizzare anche le imprese. Se non c’è pace, non c’è tranquillità economica. E senza tranquillità economica non c’è sviluppo”.

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