
La rosa nei vigneti | Approfondimento
Tra i filari ancora immersi nel verde della primavera spiccano con decisione le rose, soprattutto nel mese di maggio, quando sono in piena fioritura. Piantate all’inizio di ciascuna fila, questi fiori non sono però un semplice tocco di colore, un orpello estetico per rendere più armonioso il paesaggio in collina. La loro funzione, che affonda tra tradizione e scienza, è quella di essere custodi dei vigneti.
Pianta spia
La rosa viene da sempre considerata una delle principali piante spia, una sorta di sentinella vegetale dello stato di salute del vigneto. Questo fiore profumato, infatti, è particolarmente sensibile alle stesse patologie che possono colpire la vite, come la peronospora, lo oidio e la botrite. La sua presenza tra i filari consente di giocare di anticipo, perché queste malattie fungine si manifestano prima sulla rosa – con almeno due settimane di ‘preavviso’ – rispetto alla vigna, consentendo ai viticoltori di correre ai ripari. La rosa svolge la stessa funzione di sentinella fitosanitaria anche per contrastare la proliferazione di parassiti, come gli afidi e il ragnetto rosso. Proprio per questo motivo veniva piantata all’inizio dei filari, non solo per una scelta estetica, quanto proprio per facilitarne l’ispezione e scoprire per tempo l’arrivo di ospiti indesiderati.
Controllo green tra i filari
Anche le erbe spontanee possono fungere da vere e proprie piante di controllo dello stato di salute dei vigneti; al contrario, la presenza di ortiche, ad esempio, può causare la diffusione della malattia del ‘legno nero’, con sintomi simili alla flavescenza dorata dovuta alla cicalina, un piccolo insetto che può trasmettere fitoplasmi. Le piante che crescono tra i filari sono, poi, la cartina tornasole dell’impatto che il clima può avere sul suolo. In questo caso si rivelano di nuovo preziose le rose. Le loro radici si sviluppano meno in profondità e, in casi di siccità e alte temperature purtroppo sempre più frequenti nelle ultime annate, consentono di far squillare con maggior anticipo il campanello di allarme del rischio di esporre il vigneto a uno stress idrico del terreno. In questo caso un monitoraggio costante è fondamentale, per correre tempestivamente ai ripari, preservando quantità e qualità della produzione. Non solo, le rose sono piante spia anche in caso di carenze di minerali nel terreno che possono di riflesso avere un effetto negativo sulla vite, come la carenza di ferro, potassio, magnesio e azoto. Una ridotta presenza di queste sostanze può compromettere non solo la salute delle piante, ma anche minare alcuni passaggi fondamentali del processo di vinificazione, come la fermentazione del mosto.
Sentinelle biologiche dei vigneti
La presenza di rose e altre piante, infine, ha l’effetto positivo di tutelare la salubrità delle viti attirando api e altri insetti impollinatori che promuovono la biodiversità tra i filari, favorendo la crescita di erbe che rendono più ricco il terreno, oltre a renderlo meno compatto e meno esposto al calore che, come già detto, sempre più spesso caratterizza le stagioni estive. Un ambiente sano necessita di un minor intervento della mano dell’uomo, ossia meno trattamenti fitosanitari. Non è un caso che a tenere particolarmente viva questa tradizione dell’utilizzo di rose in vigna, come sentinelle fitosanitarie, siano soprattutto le produzioni biologiche e biodinamiche.
Una bella tradizione
Senza nulla togliere al loro prezioso ruolo di sentinelle dei vigneti, le rose regalano un impagabile colpo d’occhio tra i filari. E’ probabile che venissero scelte anche in abbinamento alle vigne che dovevano proteggere, consentendo di riconoscere i filari anche cromaticamente: l’intenso profumo e il colore vellutato dei petali richiamano il vino. Una rosa scarlatta, dall’intenso aroma, ben si abbina alla bonarda e al barbera che si fondono nel gutturnio. Mentre certe sfumature che passano dalla delicata crema al giallo intenso rimandano a una spumeggiante malvasia da gustare, magari, in un caldo pomeriggio di maggio.
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