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Vino zero alcol | Approfondimento

Quella dei vini senz’alcol o a bassa gradazione alcolica, più che essere la classica moda del momento, sembra essere invece una concreta opportunità di business per le cantine, intenzionate ad espandere il proprio mercato soprattutto all’estero. I cosiddetti vini NoLo (No alcol e Low alcol) vanno forte negli Usa e non solo, perché consentono di intercettare un’ampia fetta di consumatori che, per diversi motivi da quelli sanitari a quelli religiosi, non vogliono rinunciare a un buon bicchiere, a patto che sia alcol free.

Cos’è il vino senza alcol

Per l’Unione Europea, a partire dal 2021, si intende vino analcolico quello che ha un grado alcolico non superiore allo 0,5%, mentre quello parzialmente dealcolizzato deve avere un tasso alcolometrico compreso tra lo 0,5% e il 9%. Al momento però le indicazioni Ue sono in contrasto con la normativa italiana che pone un tetto minimo di gradazione alcolica – non al di sotto dell’8% – al vino per poter essere definito tale. Quello dealcolato o analcolico allora cosa è? Non un mosto fermentato, non un succo d’uva gassificato. Ma una bevanda a base di vino dealcolato. Il punto di partenza è comunque sempre la cantina e nulla cambia rispetto al processo di vinificazione. Dal vino viene poi estratto l’alcol ricorrendo a diverse procedure, come la distillazione sotto vuoto e l’osmosi inversa.

Come si toglie l’alcol dal vino

Tra le modalità più diffuse figura la distillazione sottovuoto, che avviene in quattro step. Prima il vino viene riscaldato, a bassa pressione, fino a 28 gradi celsius. Vengono poi raccolti gli aromi dell’uva e, dopo l’evaporazione dell’alcol, questi vengono nuovamente conferiti alla bevanda così ottenuta, divenuta quindi analcolica. E’ una procedura che può essere utilizzata per tutte le tipologie di vino, dal bianco al rosso, alle bollicine, con l’obiettivo di preservarne il più possibile l’identità di partenza.

Che sapore ha il vino analcolico

È proprio questo l’aspetto più controverso di questa novità: i giudizi in merito sono discordanti e spesso, da parte della stampa specializzata, impietosi. Il palato non mente ed è difficile da ingannare. Al gusto, un vino alcolato resterà più leggero, meno intenso rispetto a quello che si è soliti bere, così come decisamente distante dal sapore sciropposo del semplice succo d’uva. La definizione più ricorrente è ‘annacquato’. Proprio per questo i vini più adatti ad essere sottoposti a questa procedura sono quelli aromatici, che hanno già in partenza, a partire dal singolo chicco d’uva utilizzato, un ricco bouquet di aromi. Bene quindi i Traminer o le versatili Malvasie. Lo stesso si può dire per i vini rossi dai tannini spiccati, come la Barbera, anche se la dealcolizzazione potrebbe ‘addomesticarli’ troppo. Forse la tipologia più riuscita è quella delle bollicine, grazie a uno sprint ulteriore di effervescenza data dall’aggiunta di anidride carbonica in fase di produzione. Ecco spiegato anche il loro successo all’estero, dove alle classiche bottiglie o demi-bouteille, si preferisce vendere lo spumante NoLo direttamente in lattina.

Zero alcol poche calorie

Una delle leve più forti, a favore del vino analcolico, è quella sanitaria. E’ assodato infatti che alcol e zuccheri siano sinonimi, quando si parla di dieta. Il vino analcolico, quindi è dietetico? Così sembrerebbe. Ma zero alcol non significa zero calorie. In 100 ml di vino sono presenti circa un’ottantina di calorie. Una volta estratto l’alcol, queste si riducono fino ad arrivare a 15 – 18 calorie. Un dato che vale sulla carta: non è escluso che per dare più corpo e consistenza a questa bevanda si ricorra all’aggiunta di aromi e zuccheri, vanificandone così i presupposti salutistici.

Il vino analcolico fa bene?

Per i produttori si tratta non di un sostituto, ma di un’alternativa in grado di garantire a chi deve astenersi, o limitarsi, nel consumo di alcol di non rinunciare a un bicchiere di vino da condividere in compagnia. Parliamo di persone con problematiche mediche ben specifiche, donne in gravidanza, minorenni e, ovviamente, a chi non beve vino per motivi religiosi. In termini economici una fetta di mercato considerevole, come abbiamo già detto, che non può non far gola. Sulla effettiva salubrità di tutta l’operazione sono state espresse alcune perplessità. Che effetto può avere su chi sta combattendo una dipendenza? Questa ‘copia conforme’ non può forse far tornare la voglia di gustarsi di nuovo la versione originale? Lo stesso ragionamento viene fatto per i ragazzini. Secondo gli esperti queste bevande analcoliche rischiano di rappresentare un approccio troppo precoce al vino, senza la dovuta consapevolezza degli effetti che il suo consumo sregolato può comportare.

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