
Vini varietali | Approfondimento
Categoria relativamente recente, ‘battezzata’ dal decreto ministeriale del 19 marzo 2010, quella dei vini varietali può considerarsi la sorella dei vini da tavola. Come questi ultimi, non prevede l’indicazione del territorio di produzione, ma deve invece indicare vitigno – rigorosamente internazionale – e annata. I varietali rientrano così nel riordino, imposto dalla normativa europea adattata sulla realtà italiana, delle denominazioni dei vini, con indicazioni che tutelano in maniera sempre più stringente territori di coltivazione e produzione, così come vitigni autoctoni. Un procedimento che nasce con l’obiettivo di tutelare il consumatore, dandogli gli strumenti per comprendere con chiarezza quale sia la storia del vino che sta per acquistare, e al tempo stesso valorizza il territorio e le produzioni locali, regolando il mercato.
La normativa
Secondo quanto previsto dal DM del 19 marzo 2010, i vini varietali sono sottoposti a un rigido controllo da parte degli enti certificatori, che dovranno essere scelti dalle aziende produttrici tra quelli accreditati. Pur senza avere una denominazione d’origine, dovranno indicare vitigno – internazionale, come già detto – e annata. Si tratta quindi di vini che rispettano i criteri di tracciabilità e qualità, premiando la capacità di questi vitigni, particolarmente duttili, di riuscire a adattarsi all’ambiente che li ospita.
Vini varietali fermi
Viene adottata una distinzione tra vini varietali fermi e mossi. Per i primi, la normativa ne ‘accetta’ sette. Il primo è il Cabernet, un’uva a bacca nera, di origine francese in particolare nella zona del Bordeaux, tra le più diffuse al mondo, perché capace di adattarsi con facilità pur mantenendo un’identità riconoscibile. Il Cabernet Franc è il secondo vitigno e fa parte della stessa famiglia, apprezzato per la sua resistenza sia alla siccità che alle malattie fungine. Il terzo vitigno è il Cabernet Sauvignon, nato dall’incrocio tra il Cabernet Franc e il Sauvignon Blanc e in grado di trovar casa non solo in Italia e negli Usa, in California, ma ha saputo adattarsi con risultati qualitativamente eccellenti anche in Cile e Nuova Zelanda. Il quarto è lo Chardonnay. Originario della Borgogna, è tra i vitigni a bacca bianca più diffusi al mondo, apprezzato per la sua alta produttività e versatilità. Spesso infatti viene usato come base per vini spumante. Il quinto vitigno è il Merlot, il gemello ‘diverso’ dello Chardonnay: a bacca nera, è ugualmente apprezzato per adattabilità e riconoscibilità alla degustazione. Il sesto è il Sauvignon o Sauvignon Blanc: vitigno a bacca bianca originario della Loira, molto apprezzato per i suoi aromi ben riconoscibili (la cantante spagnola Rosalía gli ha addirittura dedicato una canzone). L’ultimo vitigno è il Syrah che, grazie al suo passaporto francese (è originario della Valle del Rodano), è diventato velocemente cittadino del mondo. A bacca nera, ha un’alta produttività e un’ottima capacità di invecchiamento.
Vini varietali mossi
Sono diversi i vitigni scelti per la produzione dei vini varietali spumante. Si tratta di vitigni bianchi aromatici, come il Moscato e la Malvasia, così come il Trebbiano, diffuso in Italia e in Francia. Tra i vitigni indicati figurano anche le diverse varietà di Pinot, sia Bianco, Grigio e Nero, che non dovranno però essere indicate. Sull’etichetta, infatti, dovrà essere riportato solo Pinot. Considerato il re dei vitigni per la sua eleganza, nonostante una certa suscettibilità ai climi troppo caldi, ha un’indole cosmopolita che lo ha reso di casa anche dall’altra parte del mondo rispetto alle sue origini francesi.
L’etichetta del vino varietale
In etichetta dovrà quindi essere indicato il vitigno impiegato – quello principale dovrà essere in percentuale superiore all’85% – il colore del vino e la sua gradazione, così come la nazione, senza altre indicazioni sulla zona geografica di provenienza o di produzione. Dovranno comparire anche le altre diciture previste per legge, come quella sulla presenza di solfiti e lotto di produzione. È facoltativa l’indicazione dell’annata, che diventa obbligatoria nel caso di vini varietali d’annata.
Vino varietale e carattere varietale del vino
Il carattere varietale del vino è quello che lo definisce nitidamente, la sua essenza, al di là del luogo di coltivazione delle uve e del processo produttivo. Ed è quello che emerge chiaramente nei vini varietali che sono, come abbiamo detto, cittadini del mondo e mantengono così inalterata la propria identità, sia che nascano nella Napa Valley o nella Loira. Il carattere è quello che li rende identificabili già all’inizio della degustazione. L’insieme degli aromi primari, del colore, del gusto così come della sua persistenza che svelano, ad esempio, le note erbacee di un Sauvignon Blanc rispetto agli aromi delicatamente fruttati di uno Chardonnay.
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