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Vitigni autoctoni Valtidone: dettaglio di grappoli d'uva bianca e nera su vite antica.

Vitigni autoctoni | Approfondimento

Identità, sostenibilità e autenticità: sono queste le caratteristiche principali dei vitigni autoctoni. Come recita l’origine stessa di questa definizione – dal greco autòs, ossia ‘stesso’, e chthòn, ossia ‘suolo’ – i vitigni autoctoni sono originari di un ben definito territorio, e solo in questo avviene la loro coltivazione e vinificazione.

A differenza dei vitigni internazionali, come ad esempio Pinot, Sauvignon e Syrah che possono agevolmente, per le loro caratteristiche di adattabilità, ‘trovare casa’ nelle aziende vitivinicole di tutto il mondo, i vitigni autoctoni rappresentano l’identità del territorio che li ha visti nascere.

L’Italia vede oltre 500 varietà autoctone riconosciute, un vero e proprio patrimonio che sancisce la ricchezza della tradizione enologica del nostro Paese. Si tratta di uve e vini dai nomi spesso buffi, che attingono spesso al dialetto delle zone di origine, a suggello di un’identità unica. Piccole differenze nella forma di una foglia di vite, così come nelle dimensioni di un chicco, che nella sfumatura del suo colore o dell’aroma, che contribuiscono a definirne un carattere autentico e inimitabile del vino.

Qualità che hanno saputo mantenersi, lungo secoli se non millenni, fino ai giorni nostri, grazie anche a conoscenze e tradizioni nella coltivazione che sono stati tramandati di generazione e in generazione, e che soprattutto ora trovano nuova linfa in un mercato sempre più attento alla sostenibilità e alla tutela della biodiversità. Con una sola eccezione: la Malvasia, un’etichetta che torna spesso, non solo lungo tutto lo Stivale, ma anche spesso con incursioni dall’estero. Una sorta di grande famiglia allargata, con tante declinazioni diverse a seconda di dove i vitigni hanno messo radici.

Ogni regione italiana, quindi, vanta più di un vitigno autoctono, spesso riconducibile a aree molto contenute, non più grandi di un Comune o di una provincia: una sorta di Grand Tour d’Italie da compiere di bicchiere in bicchiere.

Vitigni autoctoni in Abruzzo

Tra i vitigni a bacca nera, il Montepulciano d’Abruzzo è tra i più conosciuti in questa regione. Passando invece ai vitigni a bacca bianca, sono particolarmente apprezzati il Pecorino e la Passerina: entrambi hanno una buona sapidità e struttura.

Vitigni autoctoni in Basilicata

Anche in questa regione troviamo la Malvasia, vitigno autoctono sia a bacca bianca che nera. La Malvasia nera di Basilicata, in particolare, è un vino dal colore intenso e dal gusto aromatico.

Vitigni autoctoni in Calabria

La Marsigliana Nera è un vino dal nome suggestivo e dalle origini antichissime, che profuma di Mediterraneo e ben si adatta all’invecchiamento. Accanto a questo vitigno a bacca scura è possibile citare, tra i bianchi, il Pecorello: vitigno robusto che regala un vino versatile e di buona struttura.

Vitigni autoctoni in Campania

Scendendo più a Sud è possibile degustare, tra i vini rossi, l’Aglianico o il Barbera del Sannio, passando invece ai vini bianchi non si possono non citare il Coda di Volpe, la Falanghina e il Fiano, il Biancolella. Quest’ultimo, originario della zona di Avellino, si è diffuso anche in Puglia, Basilicata, Sicilia.

Vitigni autoctoni in Emilia-Romagna

In una Regione ricca di sapori impossibile non trovare una grande varietà di vini da abbinare ai succulenti piatti della tradizione. Il più noto e apprezzato a livello internazionale è il Lambrusco, così come il Sangiovese, mentre tra i bianchi figura l’Ortrugo, vitigno autoctono della provincia di Piacenza, dalla grande versatilità e produttività.

Vitigni autoctoni in Friuli-Venezia Giulia

Al Nord sono soprattutto i vitigni a bacca bianca ad avere un ruolo di primo piano, come il Tocai Friuliano, il Picolit, il Verduzzo Friuliano senza dimenticare il Ribolla Gialla. Tra i rossi spiccano invece il Picolit Neri, il Pignolo e il Refosco dal Peduncolo Rosso.

Vitigni autoctoni in Lazio

Tra i vitigni autoctoni a bacca bianca del Centro Italia spiccano il Grechetto, il Moscato di Terracina e il Trebbiano Giallo. Sul fronte dei vini rossi, invece, nascono da vitigni autoctoni a bacca rossa, il più noto è il Cesanese.

Vitigni autoctoni in Liguria

Anche in questa regione affacciata sul mare il patrimonio vitivinicolo è quanto mai variegato: partendo dai rossi come il Pollera Nera, baciato dal sole delle Cinque Terre, al Rossese. Sul fronte dei bianchi si passa dai più noti Vermentino e Pigato, al Bianchetta Genovese e al suo gemello ‘diverso’ Albarola.

Vitigni autoctoni in Lombardia

Di questa regione citiamo la Vespolina, che deve il suo nome alla polpa zuccherina dei suoi acini, preda ambita di api e vespe. Sul fronte dei vitigni autoctoni a bacca bianca, invece, l’Invernenga – tipico del Bresciano – deve il suo nome alla buccia spessa dei chicchi, che lo rendeva adatto come uva da tavola, da servire fino alle feste di Natale.

Vitigni autoctoni in Marche

La Vernaccia Nera – parente forse non troppo lontana del Canonau e del Tocai Rosso – è un vitigno autoctono a bacca rossa coltivato in piccole quantità nel Maceratese. Tra Ancona e Ascoli Piceno è invece possibile trovare il Biancame o il Bianchello, chiamato così per il colore tenue degli acini.

Vitigni autoctoni in Piemonte

Tra i territori più ricchi di varietà autoctone, ricordiamo tra i bianchi il Timorasso, tipico del tortonese, l’Arneis e la Barbera Bianca, che nulla a che vedere con la più conosciuta omonima a bacca scura. Tra i vini rossi figurano il Grignolino delle Langhe, il Nebbiolo, sempre delle Langhe, il Brachetto d’Acqui.

Vitigni autoctoni in Puglia

Le ‘cugine’ Malvasia Nera di Lecce e Malvasia Nera di Brindisi non sfigurano accanto ai più noti Negroamaro, tipico del Salento e apprezzato anche nella vinificazione in rosato, e Nero di Troia. Nascono nella Valle d’Itria il Bianco d’Alessano e nel Brindisino il Francavidda. Il Minutolo è un esempio della riscoperta dei vitigni autoctoni: a bacca bianca, aromatico, la sua coltivazione era stata quasi del tutto abbandonata per la sua scarsa redditività.

Vitigni autoctoni in Sardegna

Isola ricca di vigneti e di varietà, dai nomi fortemente identitari: Albarenzeuli Nero, l’inedita Barbera Sarda, il Cannonau, il Nieddera e Girò. Sul fronte dei bianchi il fronte si allarga ancora di più, dall’Albarenzeuli Bianco, all’Arvesignadu, all’Argu Mannu, fino al Nuragus, il vitigno autoctono a bacca bianca maggiormente presente in Sardegna, originario delle province di Cagliari e Oristano.

Vitigni autoctoni in Sicilia

Altra isola, altri vini fortemente identitari, in una terra che al tempo stesso unisce mare e fuoco. Partendo dai vitigni autoctoni a bacca scura, è possibile scegliere tra il più noto Nero d’Avola, il vulcanico Nerello Mascalese, nato alle pendici dell’Etna e il Catanese nero. Anche sul fronte dei bianchi, il patrimonio autoctono siciliano è quanto mai ricco, dalla suggestiva Malvasia delle Lipari, che nasce e viene vinificata letteralmente in mezzo al mare, al Carricante, tipico della provincia di Catania, mentre il Cataratto è originario del Trapanese.

Vitigni autoctoni in Toscana

Regione madre di alcuni dei vini, soprattutto rossi, più conosciuti a livello internazionale, ha a sua volta un patrimonio di produzioni più piccole ma di elevata qualità, come il Mammolo Nero, il Canaiolo Nero, il Ciliegiolo. Tra i vitigni bianchi autoctoni da segnalare il Trebbiano Toscano e il più conosciuto Vernaccia di San Gimignano.

Vitigni autoctoni in Trentino-Alto Adige

Tornando di nuovo al Nord, tra i vitigni autoctoni a bacca scura si distinguono il Lagrein – che si presta anche nella vinificazione in rosato, il Marzemino, il Groppello di Revò, originario della Val di Non, e il Teroldego. La Biancaccia, tipica dell’Alto Adige così come il Blatterle, il Nosiola, che nasce sulle colline di Trento, figurano invece tra i vitigni autoctoni a bacca bianca di questa regione.

Vitigni autoctoni in Umbria

Nel cuore d’Italia batte forte la passione per il vino: tra i vitigni autoctoni a bacca scura sono da segnalare il Gamay del Trasimeno, il Grero – anche in questo caso vitigno riscoperto in anni recenti – mentre il Sagrantino, nella versione secca e passito, già da qualche decennio sta vivendo una nuova giovinezza. Nei vitigni autoctoni a bacca bianca dell’Umbria figurano il Dolciame, anche quest’ultimo salvato dall’oblio grazie all’interesse di studiosi e appassionati, così come il Trebbiano Spoletino, che nulla in comune con gli altri vini con lo stesso nome.

Vitigni autoctoni in Valle d’Aosta

Si respira già aria d’Oltralpe, almeno nei nomi dei vitigni autoctoni a bacca scura: Neyret, Petit Rouge – le cui origini risalirebbero all’antica Roma -, Vien de Nus, che prende il nome di una località vicino ad Aosta. Nome francese ma anima italiana anche per i vitigni autoctoni a bacca bianca, come il Prié Blanc, il vitigno bianco più alto d’Europa, apprezzato sia nella versione ferma che spumantizzata.

Vitigni autoctoni in Veneto

Il Vinitaly non a caso è nato in questa Regione: anche qui i vitigni autoctoni a bacca scura sono numerosi e portano nel nome il luogo d’origine. Ne sono un esempio il Raboso Piave e il Raboso Veronese, la Trevisana nera, a cui si aggiungono il Tocai Rosso e la Recantina. Tra i vitigni autoctoni a bacca bianca figurano la Bianchetta Trevigiana, il Verduzzo Trevigiano, il Verdiso, originario sempre della zona di Treviso.

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