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Brindisi con vino da tavola: calici di vino rosso e bianco sollevati da persone sorridenti. Celebrazione con vini Valtidone.

Vini da tavola | Approfondimento

Definizione basica, che pare essere quasi scontata, ma che può rappresentare invece la fantasia al potere in cantina.  E’ quella adottata per i cosiddetti vini da tavola, prodotti che pur seguendo regole di produzione certificate non sono chiamati al rispetto dei disciplinari previsti dalle varie denominazioni di origine. Questo significa che in etichetta non dovranno essere riportati, al di là dei riferimenti della cantina, altre indicazioni se non quelle relative del colore del vino: bianco, rosso o rosato. Non dovranno infatti menzionati territorio, tipologia di uve utilizzate o annata.

La storia

Se è da partire dagli anni Sessanta (con l’introduzione del DPR 930 del 1963) che è stato introdotto un regime, via via più stringente, di norme rivolte alla tutela e alla valorizzazione delle origini delle produzioni vinicole, quella del vino da tavola è una definizione da sempre abbinata a bottiglie nate da vigneti con una resa elevata e ugualmente di buona qualità, pronte per un uso quotidiano. “Nei decenni precedenti – spiega l’enologo di Cantina Valtidone Francesco Fissore – l’uva maturava con più difficoltà, e la gradazione alcolica rimaneva più bassa. Per intenderci anche vini considerati impegnativi, come il Barolo, l’Amarone o il Chianti pronto per l’invecchiamento, restavano su una gradazione compresa tra i tredici gradi e i tredici gradi e mezzo. I vini cosiddetti generici, ossia i vini da tavola, potevano raggiungere i 10 gradi e mezzo, per i rossi, e restare al di sotto dei dieci gradi per i bianchi. Con questa caratteristica, erano considerati le bottiglie più adatte per essere consumate nella quotidianità, a pasto”.

Le differenze

Con l’uniformazione delle normative nazionali a quelle europee, nel 2008, si è privilegiata la semplificazione delle indicazioni: il regolamento 479 dell’Ue ha superato la distinzione tra ‘vino da tavola’ e ‘vino di qualità. Quello prodotto senza indicazioni di origine, chiamato in Francia vin de table, in Germania Tafelwein e nei paesi anglosassoni come light wine viene così semplicemente definito vino. In questo caso non è previsto il rispetto di un disciplinare di origine, così come non deve esserci l’indicazione del vitigno e dell’annata. Nel caso delle IGT e IGP (indicazione geografica tipica, indicazione geografica protetta) è invece previsto il rispetto di un disciplinare e l’indicazione dell’origine dell’85% delle uve utilizzate. Per le denominazioni DOC e DOCG (denominazione di origine controllata e garantita) i disciplinari e le indicazioni delle origini delle uve impiegate sono ancora più stringenti.

Le caratteristiche

L’assenza di denominazioni non dà nessuna indicazione rispetto alla qualità di questi vini. Un esempio sono i cosiddetti Supertuscan, un termine nato negli anni Ottanta per ‘battezzare’ alcuni vini prodotti in Toscana senza rispettare i disciplinare di produzione, unendo magari uve locali – come un buon Sangiovese – e quelle prodotti da vitigni internazionali, ad esempio Merlot e Cabernet. Dei blend adatti all’affinamento in barriques, per sviluppare aromi e profumi complessi. Quindi non solo prodotti adatti a un consumo di massa, ma bottiglie apprezzate dagli intenditori. L’assenza di vincoli previsti dalle denominazioni di origine rappresenta così un’opportunità in più, in grado far conquistare alle aziende una fetta di mercato non indifferente (nella sofisticata Francia quello del vin del table è predominante) rappresentata dalla grande distribuzione, così come di raggiungere al tempo stesso consumatori più attenti, interessati ad acquistare bottiglie di pregio.

Fantasia al potere in cantina

“Non è detto che un vino generico sia per forza un vino basico – continua l’enologo della Cantina Valtidone -. Anzi, può rappresentare una sfida per le cantine, che possono così esprimere una maggiore creatività, realizzando dei blend che sono a tutti gli effetti dei vini di fascia premium. Prendiamo ad esempio Inedita, il vino di Cantina Valtidone realizzato con uve di Malvasia di Candia Aromatica, legate al progetto 50 Vendemmie e che sono al livello più alto della produzione, insieme alle uve di vitigni internazionali come il Sauvignon Blanc e Pinot Grigio. Il non doverci attenere ai disciplinari ci ha lasciato libertà nel realizzare un vino che è, come dice il nome, inedito”.

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