fbpx Skip to content
Spese di spedizione gratuite oltre le 5 confezioni Condizioni d'acquisto e sconti clicca qui

Pinot e Chardonnay, base spumante d’eccellenza | Approfondimento

Bollicine che passione! È questa la tendenza dei consumi mondiali degli ultimi anni. Nel 2019, secondo il Corriere Vinicolo, sono stati movimentati nel mondo ben 9 milioni di ettolitri di spumanti, con un aumento di quasi il 90% rispetto ai 10 anni precedenti, e il 2021 ha mostrato un ulteriore incremento di consumi rispetto sia al 2020, anno di pandemia, che al 2019. Le bollicine piacciono ai giovani, alle donne, il consumo non è più limitato ai giorni di festa, alle “occasioni speciali”, ma lo si stappa durante il pasto, all’aperitivo grazie all’atmosfera di festa che crea. Lo spumante si beve sempre più spesso in Italia ma anche all’estero: Usa, Germania, Canada, Regno Unito, Russia e Estremo Oriente sono tra i principali importatori di spumanti italiani, (dati OVSE).

Ma cos’è lo spumante?

 “Spumante” secondo la Treccani è tutto ciò “Che fa spuma, che spumeggia. Nell’uso comune: riferito quasi esclusivamente al vino spumante, cioè al vino ottenuto naturalmente dalla prima o seconda fermentazione alcolica di uve fresche, di mosto d’uve, o di vini, caratterizzato, alla stappatura del recipiente, da abbondante sviluppo di anidride carbonica, proveniente dalla fermentazione…”

Tra i vitigni da sempre associati alla produzione di spumante troviamo due varietà diffuse su tutto il territorio nazionale: il Pinot nero e lo Chardonnay, varietà cosiddette internazionali coltivate in Italia fin dall’Ottocento.  Secondo il Prof. Scienza il loro ruolo, insieme ad altre varietà internazionali, è stato proprio quello di far uscire l’Italia dell’Ottocento, e i suoi vini, dal provincialismo. La loro coltivazione in areali diversi rispetto a quelli originari francesi ha portato alla produzione di vini e spumanti con caratteristiche peculiari grazie all’influenza dei “terroir” specifici degli areali italiani di coltivazione. Sono sempre dell’Ottocento poi, secolo importantissimo per l’enologia e la viticoltura italiana, alcune nuove tecniche di vinificazione per l’ottenimento di spumanti quali il metodo Martinotti o Charmat, alternativo al metodo storico Champenoise, o Classico, che prevede la rifermentazione del vino in bottiglia.

Il primo spumante secco italiano, chiamato “Champagne Italiano”, è del 1865 frutto della collaborazione tra i Fratelli Gancia, che avevano importato dalla Francia le tecniche di spumantizzazione metodo classico da applicare al Moscato piemontese, e il Conte di Vistarino che importò dalla Borgogna le barbatelle di Pinot Nero da coltivare, poi, nella sua azienda di Rocca de’ Giorgi in Oltrepò pavese. Ancora: tra fine Ottocento e inizio Novecento vengono conseguiti i primi premi enologici alle esposizioni internazionali di Londra e di Parigi nel 1875 e nel 1902 per i vini spumanti prodotti da aziende italiane. Nei primi anni del secolo scorso iniziarono la loro attività altri grandi case spumantistiche italiane: il rapporto tra l’Italia, gli spumanti e Pinot nero e Chardonnay è, quindi, un rapporto di lunghissima data.

Le caratteristiche della varietà Pinot nero

Il Pinot nero, secondo la descrizione ampelografica della scheda del “Registro Nazionale delle varietà di vite” è caratterizzato dalla foglia di grandezza media, tondeggiante, per lo più trilobata; seno peziolare a V-U, lembo leggermente a coppa, spesso, pagina superiore verde scuro, bollosa, opaca; pagina inferiore verde chiaro, aracnoidea. Il grappolo, a maturità industriale, è generalmente piccolo (lungo 12-15 cm), cilindrico, spesso alato, compatto; peduncolo corto, piuttosto grosso. L’acino è medio, sferoide o leggermente ovale, buccia di colore blu nero, pruinosa, un po’ spessa, consistente, ombelico persistente; polpa succosa, dolce, sapore semplice. La varietà appartiene alla famiglia dei “Pinots”, e la Francia è sua la terra di origine. In Francia è una varietà fondamentale: vinificato in rosso è alla base dei grandi vini rossi della Borgogna, vinificato in bianco fornisce la base spumante dello Champagne. È un vitigno a maturazione molto precoce e vinificato in bianco fornisce complessità aromatica e struttura alle basi spumante, come ad esempio nei casi di Perlage, Spumante Metodo Classico Brut e di Arvange Spumante Metodo Classico Pas Dosé. Questa uva da spumante è coltivata in Italia fin dall’Ottocento e in molte regioni italiane può considerarsi un vitigno autoctono. È la base spumante per definizione, ma in alcune regioni viene tradizionalmente vinificato in rosso sia per l’ottenimento di vini giovani che per i grandi vini da invecchiamento.

Le caratteristiche della varietà Chardonnay

Spesso chiamato in Italia Pinot bianco fino a quando, nel 1978, con apposito Decreto, il Ministero per l’Agricoltura e le Foreste gli ha riconosciuto la dignità di varietà autonoma, con la conseguente iscrizione nel Catalogo Nazionale delle Varietà di Viti. In Francia, suo paese di origine, la questione venne affrontata e risolta già nel 1872 anno in cui vil vitigno venne presentato come Chardonnay, all’esposizione viticola di Lione. È un vitigno a bacca bianca originario della Francia. L’epoca d’arrivo in Italia non si conosce esattamente: di certo si sa che la sua coltivazione era attestata nella seconda metà dell’Ottocento. In Francia è diffuso in “Champagne” dove viene utilizzato per la spumantizzazione e in Borgogna per la produzione di vini bianchi fermi. La scheda ampelografica descrive una foglia di taglia media, pagina superiore del lembo di colore verde medio e pagina inferiore verde chiaro, seno peziolare poco aperto e sagomato ad U. Il grappolo è di taglia media, a forma piramidale, alato e compatto con acino medio, arrotondato di colore giallo ambrato.

È molto diffuso nel nord Italia. Dà basi spumante fini ed eleganti come nel Blanc de Blancs Millesimato Colli Piacentini Chardonnay DOC Spumante Brut e, se vendemmiato a maturazione completa, può dare vini fermi da invecchiamento molto complessi. Attualmente è tra le varietà bianche più diffuse al mondo: è presente negli Usa, in Australia, in Sud-Africa, in Argentina, Cile….dove però è prevalentemente vinificato per l’ottenimento di vini fermi da invecchiamento, spesso con passaggi in legno. A differenza del Pino nero lo Chardonnay è una varietà di uva per spumante che si adatta benissimo alle diverse condizioni di coltivazione, pur prediligendo ambienti collinari con un clima temperato e terreni argillosi e calcarei.

L’importanza dei caratteri ambientali di coltivazione

Condizioni di coltivazione indispensabili per l’ottenimento di uve adatte all’ottenimento di buone basi spumante sono un’elevata escursione termica tra giorno e notte, una buona esposizione luminosa, terreni ben drenati e calcarei. In queste condizioni ambientali, pur con caratteristiche proprie dei diversi terroir, le due varietà esprimono al meglio le loro caratteristiche di finezza e complessità, con ragguardevoli gradazioni alcooliche. Negli ultimi anni caratterizzati da alte temperature diurne la quota di coltivazione delle due varietà sta progressivamente salendo in tutti gli areali per preservarne in fase di maturazione acidità, e dunque freschezza nel vino, e finezza dei sentori. Nei vigneti già in essere si tende, come per la vendemmia 2022, ad anticipare le fasi di raccolta con lo scopo di mantenere nei mosti un buon equilibrio tra acidi e zuccheri.

Brindiamo dunque idealmente a queste due varietà capaci di regalarci emozioni ogni qual volta ne assaggiamo il vino.

Leggi anche:

Cos’è l’acidità del vino? | Approfondimento
L’Assemblea dei soci per la vendemmia 2022

Torna su