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Degustazione vini fortificati Cantina Valtidone: calici di vino rosso e ambrato, dettaglio colori e riflessi.

Vini fortificati | Approfondimento

Vini da degustare alla fine di un ricco pasto, magari in una serata invernale, per apprezzarne appieno profumi e sfumature di colore. I vini fortificati, o liquorosi, hanno una storia relativamente recente ma piena di fascino: un caldo cuore mediterraneo, come la terra che li produce, a cui si aggiungono le suggestioni esotiche dei viaggi che dovevano compiere per arrivare a destinazione.

“I vini fortificati si diffondono a partire dall’Ottocento – spiega Francesco Fissore, enologo della Cantina Valtidone – e nascono da una necessità commerciale: rendere trasportabili e non deperibili vini che dovevano viaggiare a lungo, per mare, prima di arrivare a destinazione. Parliamo di vini prodotti in zone mediterranee, come la Spagna e il Sud Italia, e poi smerciati in Inghilterra così come nelle colonie, ad esempio in India. Diciamo che più che per una ricerca di gusto, i vini fortificati devono la loro origine all’esigenza di soddisfare una necessità pratica”.

Cosa sono i vini fortificati

Per raggiungere questo obiettivo, era necessario rendere i vini già disponibili, più ‘forti’, con l’aggiunta di alcol – come acquavite o altri distillati, così come una mistella di mosto e alcol – per bloccarne la fermentazione e agevolarne il trasporto. I vini venivano così irrobustiti sia dal punto di vista della gradazione alcolica che delle qualità organolettiche, complice anche le modalità di affinamento, come quella in botti di legno e barriques. Vengono così sviluppati, rispetto al vino base, aromi più profondi e complessi, dove l’iniziale nota alcolica lascia lo spazio a sentori di frutta candita, spezie e caramello. Anche il colore si arricchisce in profondità: i vini fortificati bianchi abbandonano il giallo paglierino per il topazio, mentre i vini fortificati rossi raggiungono le tonalità del granato e dell’ambra.

Vini fortificati e vini liquorosi

Definiti anche vini liquorosi, i fortificati non devono essere confusi né con i liquori né con i vini passiti. La loro gradazione alcolica è superiore rispetto a quella dei vini di partenza, ed è solitamente compresa tra i 15° e i 22°. Possono essere realizzati sia con uve a bacca bianca che nera, adatte a vini amabili così come più secchi. I tempi di invecchiamento possono variare, da alcuni mesi a decenni. “Tra i metodi più antichi di invecchiamento – ricorda sempre Francesco Fissore – figura il metodo Solera”. Nato in Spagna, per la produzione dello Sherry – o l’originario Jerez – il metodo Solera consiste nell’utilizzo di botti sovrapposte nelle quali viene via via travasato il vino addizionato di alcol, unendo così annate diverse. Questo metodo dinamico di invecchiamento garantisce così la stabilità qualitativa del prodotto finale.

Vini fortificati francesi

Anche il Sud della Francia non ha nulla da invidiare a Spagna e Italia, sul fronte dei vini liquorosi. Tra quelli più noti e apprezzati figura il Banyuls, che prende il nome dal paese in cui viene prodotto, sul confine con la Spagna. Il vitigno base è il Grenache Noir; al palato è dolce, con aromi di frutta secca e cioccolato. Gli intenditori apprezzano in particolare il Pineau des Charentes, che nasce leggermente più a Nord, tra la regione del Bordeaux e la Costa Atlantica. La sua base è mosto d’uva e cognac, può essere sia bianco (se realizzato con Ugni Blanc, la versione francese del Trebbiano) o rosé o rosso (partendo da uve Cabernet o Merlot). Al gusto è dolce ma non stucchevole, il che rende adatto questo vino liquoroso ad accompagnare i dolci così come i formaggi.

Vini fortificati italiani

Ha i colori e il carattere della Sicilia uno dei vini liquorosi più apprezzati. Sicuramente il Marsala si contende, con il Porto, lo scettro di re dei vini fortificati. Deve la sua fortuna a un commerciante inglese di Liverpool, John Woodhouse che, come vuole la leggenda, ebbe l’occasione di gustare questo vino durante un viaggio, restandone conquistato. Esistono diverse versioni del Marsala, a seconda del vitigno base utilizzato e della tipologia di alcol per la ‘fortificazione’: il Marsala Oro e Ambra nasce da uve Grillo, Cataratto, Inzolia. Il Marsala Rubino ha come base uve a bacca rossa come il Nero d’Avola, Perricone o Nerello Mascalese. Sempre in Sicilia viene prodotta la Malvasia delle Lipari, vino fortificato a base di Malvasia Bianca, con in alcuni casi l’aggiunta di Corinto Nero. In Puglia nasce invece il Moscato di Trani: nella versione liquorosa raggiunge i 18° e viene fatto invecchiare a lungo.

Porto

Come l’italiano Marsala, lo spagnolo Sherry, il Porto è tra i vini liquorosi più conosciuti e commercializzati. Realizzato con uve autoctone del Portogallo, come la Tinta Barroca o Viosinho, la cui fermentazione viene bloccata con l’aggiunta di alcol, come il brandy, e può avere diverse sfumature di colore e gusto. Esiste il Porto bianco, Tawny (termine inglese che indica una particolare sfumatura di rosso aranciato), così come Ruby. Come si può intuire, anche questo vino deve la sua fortuna a estimatori inglesi, che ne apprezzavano il gusto morbido e zuccherino. La durata dell’invecchiamento in botte è quello che differenzia i vini Porto più pregiati. Fino a tre anni viene considerato standard, se l’invecchiamento è più prolungato il vino viene inserito in categorie speciali, come possono essere definiti i Porto Reserva, Vintage (vini di un’unica annata che possono invecchiare fino a 30 anni), Colheita (Porto Tawny, invecchiato per 7 anni).

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