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Dolci di Carnevale piacentini, chiacchiere fritte con zucchero a velo e vino dolce, sfondo a quadri e festoni colorati.

Ricette di dolci di Carnevale piacentine: quale il vino giusto? | Approfondimento

Frittelle, castagnole, sprelle, chiacchiere, bugie, cenci, frappe. Tanti nomi per dolci tipici del periodo di Carnevale, che uniscono tutto lo Stivale d’Italia con piccole differenze e un’identità comune: celebrare l’abbondanza e la gioia di giornate di festa. Leccornie molto amate dai bambini e non solo: accompagnate da un buon calice di vino, magari di bollicine, possono essere un’ottima alternativa ai soliti dessert.

La storia

Come tutte le ricette tipiche, anche quelle dei dolci di Carnevale hanno origini antichissime e scandiscono il passare delle stagioni e si intrecciano alle tradizioni religiose. Queste piccole golosità, cosparse di abbondante zucchero dopo essere state fritte nello strutto, venivano preparate appunto nel periodo di Carnevale, giorni dedicati agli eccessi anche per la gola, che precede il tempo liturgico della Quaresima, caratterizzato da preghiera e continenza anche a tavola. Sapori rimasti intatti ancora oggi, da valorizzare con il giusto vino in abbinamento. Accanto alle già citate bollicine, i dolci di Carnevale si sposano bene a vini aromatici, come una Malvasia, così come a vini più strutturati.

La tradizione in Valtidone

Difficile non resistere alla tentazione di gustare queste dorate prelibatezze, che in questo periodo dell’anno fanno bella mostra di sé nelle vetrine dei fornai. In Valtidone sono conosciute tre varietà di dolci di Carnevale: la prima, e forse più identitaria, è quella dei tortelli dolci, i turtlitt di Sant’Antonio, dedicati al Santo protettore degli animali. Una croccante sfoglia racchiude un ripieno agrodolce, con mostarda e amaretti. Ci sono poi le tipiche sprelle, chiamate così perché la loro forma ricorda un’erba commestibile – asprella – che si trova nei campi proprio in questo periodo dell’anno. Infine ecco gli sgonfietti, frittelline dolci e golose cosparse di zucchero.

Sia nel ricettario dell’Accademia della Cucina Piacentina che nel famoso libro di Carmen Artocchini ‘400 ricette della cucina piacentina’ è possibile recuperare tutte le indicazioni per preparare questi gustosi dolcetti. Ovviamente viene indicata, come da tradizione, la frittura nello strutto.

La ricetta dei Turtlitt e il vino in abbinamento

Per i Turtlitt di Sant’Antonio è necessario preparare sia la pasta che il ripieno. Per la sfoglia servono un chilo di farina, un etto di zucchero, il succo di tre o quattro arance rosse, uova (3 o 4), la buccia grattugiata di limone, un bicchierino di liquore e un pizzico di sale. Per il ripieno invece servono mezzo chilo di castagne secche (messe in ammollo alcune ore prima in acqua fredda, e poi farle cuocerle per 2 ore) 250 grammi di mostarda sgocciolata, 250 grammi di amaretti, un cucchiaio di cacao amaro in polvere e anche qui un bicchierino di rum.

Impastare tutti gli ingredienti per la sfoglia, fare un panetto e lasciare riposare. Per il ripieno invece tagliare a pezzetti la mostarda e metterla in una ciotola, insieme agli amaretti sbriciolati, le castagne passate nello schiacciapatate, il cacao e il rhum. Se l’impasto risultasse essere troppo secco, aggiungere un po’ d’acqua delle castagne e amalgamare il tutto. A questo punto è necessario tirare la pasta, con l’aiuto di una sfogliatrice: stendere l’impasto in sfoglie di 12 cm di larghezza, quindi appoggiare mucchietti di ripieno ogni 7 centimetri. Sovrapporre metà sfoglia, chiudere bene i bordi con i rebbi di una forchetta e preparare dei rettangoli di circa 8 cm. Friggere i tortelli nello strutto bollente (circa mezzo chilo). Appena sono ben rosolati vanno tolti dal fuoco e cosparsi con zucchero a velo. Il vino proposto in abbinamento, vista la ricchezza del ripieno, è un passito o un vino fortificato.

La ricetta dei Sgonfietti e il vino in abbinamento

Frittelline golose e veloci da preparare, ottime da gustare ancora tiepide. Per preparare i classici Sgonfietti servono 200 grammi farina bianca, 400 centilitri acqua, 40 grammi di burro, 40 grammi di zucchero, quattro uova intere, un pizzico di sale, zest di un limone.

In una pentola, scaldare l’acqua con il burro. Quando è sciolto aggiungere, spegnendo il fornello, lo zucchero e lo zest di limone. Aggiungere pian piano la farina a pioggia con il colino. Rimettere sul fuoco e mescolare, magari servendosi di una frusta, finché si addensa e forma una palla. A questo punto aggiungere il sale e le uova, una alla volta e senza farle rapprendere, altrimenti si rischia di fare un pasticcio. Aiutandosi con un cucchiaio, tuffare le palline di impasto nello strutto bollente (sempre mezzo chilo). Togliere appena sono ben dorate e cospargere gli sgonfietti di zucchero a velo. Qui l’abbinamento consigliato è un bel calice di bollicine di un vino dolce, aromatico.

La ricetta delle Sprelle e il vino in abbinamento

Per le Sprelle o ciaciar, in dialetto piacentino, servono mezzo chilo di farina, un etto di zucchero, un etto di burro, tre uova, 25 grammi di zucchero vanigliato, sale, una bustina di lievito, mezzo bicchiere di vino bianco amabile di ottima qualità, due cucchiai di rum, zest di limone.

Su un’asse impastare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto morbido. Tirare una sfoglia – a seconda dello spessore desiderato – e tagliarla a strisce con una rotella. Annodate le strisce una da una e tuffatele nello strutto bollente (sempre mezzo chilo). Asciugare le sprelle su della carta assorbente e cospargerle con abbondante zucchero a velo. L’abbinamento ideale è un calice del vino utilizzato nell’impasto, per ritrovare gli stessi aromi.

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