
Il ricordo della prima vendemmia sessanta anni fa | Approfondimento
Giancarlo Attili era solo un ragazzo quando assistette alla fondazione della Cantina Valtidone e, nel 1966, alla prima vendemmia, di cui quest’anno, nel 2026, si festeggia il sessantesimo anniversario. “Mio zio Enrico – racconta – è uno dei soci fondatori della Cantina Valtidone, tra i firmatari dell’atto costitutivo della cooperativa davanti al notaio”. Una nascita che fu vista, all’epoca, come una grande opportunità per la valle e ancora continua ad esserlo. “A quasi 78 anni – dice – posso definirmi un socio storico della cantina. Nella mia azienda agricola, vicina a Rocca d’Olgisio, coltiviamo erba medica e frumento, oltre alla vite. Quasi quattro ettari di Ortrugo, Malvasia e Barbera. Tutta uva che conferiamo alla Cantina quando c’è la vendemmia”.
“Non ho mai fatto vita diversa se non quella di lavorare nei campi, insieme a mio padre e a mio zio, fin da bambino praticamente e, dopo aver fatto il militare, è diventato il mio mestiere. Com’è essere un agricoltore? La vedo a modo mio: di sicuro non è un lavoro che può essere scelto con il solo pensiero del guadagno, perché noi, in tutta la filiera, siamo quelli che guadagnano meno. Va scelto e fatto per passione. Anche se, di sicuro, molte cose sono cambiate in meglio rispetto a quando ho iniziato io. Grazie ai nuovi macchinari si fa meno fatica”.
Ma nel tempo sono arrivate altre difficoltà da affrontare. Una su tutte è il cambiamento climatico, che sta già mettendo alla prova la sessantesima vendemmia, partita veramente in anticipo. “La nostra azienda è in collina, più in alto rispetto ad altri. Quindi una volta per noi il problema era il conferire l’uva dopo rispetto ad altri, perché maturava più tardi e la nostra produzione poteva essere considerata di minor qualità – dice –. Quest’anno invece, anche con la poca pioggia caduta negli ultimi mesi e il gran caldo, la posizione più alta e fresca, un tempo considerata svantaggiosa, ci ha permesso di risentire meno dell’impatto del cambiamento climatico”.
Far parte della Cantina, nel 1966 come nel 2026, rappresenta comunque una garanzia. “Prima che venisse fondata la cooperativa ero solo un ragazzo, certo, ma mi ricordo bene che se l’annata era propizia riuscivamo a vendere l’uva a un giusto prezzo, diversamente se le cose andavano male e magari continuava a piovere durante la vendemmia, l’uva la dovevi praticamente regalare. Far parte della Cantina – continua – ha sempre aiutato, perché sappiamo dove portare il prodotto e non siamo in balìa del mercato. E’ sicuramente un elemento di forza per tutto il territorio”.
“Negli anni Novanta eravamo circa 400 soci, con una produzione tra gli 80 e i 90mila quintali di uva. Ora i soci sono ovviamente diminuiti, anche perché in tante aziende non c’è stato ricambio generazionale – dice – e quindi hanno chiuso l’attività. Le realtà che sono rimaste, rispetto al passato, sono più grandi e con una produzione più consistente. E per noi tutti la Cantina Valtidone continua ad essere un punto di riferimento”.
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