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Calice di vino rosso Piwi Valtidone al tramonto. Vini resistenti, viticoltura sostenibile.

Vini Piwi | Approfondimento

Hanno un nome buffo, una storia relativamente giovane e ad alto tasso di innovazione. Stiamo parlando dei vini Piwi, prodotti da piante di uva particolarmente resistenti a patologie come peronospora e oidio. Si tratta di vitigni nati da incroci tra l’europea Vitis vinifera e specie americane o asiatiche, in grado di unire il meglio delle due tipologie: qualità organolettiche e resistenza.

Cosa sono i vini Piwi

I vini Piwi sono degli ‘ibridi’, nati con l’obiettivo di potenziare il patrimonio genetico della vite di partenza, ossia le principali varietà destinate alla vinificazione, rendendole più robuste e meno soggette a malattie fungine che possano comprometterne la produzione. Una caratteristica contenuta nel nome, PilzWiderstandsfähige, termine tedesco che significa appunto resistente (Widerstandsfähige) ai funghi (Pilz). Questi vini sono stati ‘battezzati’ così grazie all’acronimo delle iniziali di questi due sostantivi. Nonostante le suggestioni teutoniche del nome, i Piwi in realtà nascono in Francia, nella seconda metà dell’Ottocento, ma è la Germania ad avere per prima intuito le potenzialità di questi incroci, ottenuti tramite impollinazione o selezione dei semi e delle piante.  “La percentuale di vitis vinifera è decisamente prevalente – spiega Sara Monaco, agronoma di Cantina Valtidone – garantendo così l’utilizzo dell’uva come adatta alla vinificazione”.

Le varietà di vini Piwi

Ma quali tipologie di vini possono essere prodotte, da questi nuovi vitigni definiti ‘resistenti’? “Si tratta di produzioni nate e principalmente diffuse nei paesi del Nord e Centro Europa, come la Francia e la Germania. Al momento tra le tipologie maggiormente diffuse figurano vitigni internazionali, come Pinot, Cabernet e Riesling”. L’Europa ha dato il suo benestare alla produzione di vini Piwi, così come l’Italia seppure con importanti distinguo. “Anche in Italia questa tipologia di produzione sta iniziando a prendere piede – continua l’agronoma di Cantina Valtidone -, ma sempre utilizzando ibridi che nascono da varietà internazionali e non da vitigni autoctoni, gli unici al momento sul mercato”. “Al momento non sono presenti sul mercato ibridi Piwi provenienti da incroci con le Bonarda o Barbera, a differenza di Merlot o Cabernet – spiega -. Si tratta comunque di prodotti che possono essere sì commercializzati, ma come vino da tavola, e non possono neppure essere utilizzati in blend e cuvée con altri vini. Secondo i disciplinari Doc italiani, infatti, i vini Piwi non possono fregiarsi di nessun tipo di denominazione, mentre in Francia c’è una maggiore apertura su questo tema”.

Innovazione e sostenibilità

La maggiore resistenza alle patologie, motivo che ha portato alla nascita dei vini Piwi, ha infatti come effetto non trascurabile il garantire una maggiore sostenibilità ambientale al lavoro in vigna. “Questi ‘vitigni resistenti’, essendo meno soggetti alle aggressioni di funghi e altre patologie, necessitano di una minore quantità di trattamenti fitosanitari” fa notare Sara Monaco. Questo significa ridurre l’immissione di fitofarmaci nell’ambiente, così come diminuire il ricorso a macchinari per la loro somministrazione o per il lavoro in vigna. Un vantaggio non indifferente, alla luce del cambiamento climatico che sta apportando a sua volta dei mutamenti non trascurabili alla viticoltura, che deve fronteggiare annate caratterizzate da estrema siccità e improvvisi eventi meteorologi avversi. “Proprio per questo motivo in Francia – continua -, alla luce delle ultime vendemmie penalizzate dalla diffusione della peronospora, questa innovazione viene vista in maniera positiva”.

Luci e ombre dei vini Piwi

In Italia, invece, l’atteggiamento davanti ai vini Piwi è ancora di diffidenza. “C’è uno scontro, tra chi ha una visione storica, conservativa della viticoltura e chi, invece, ha una maggiore attenzione all’ambiente e comprende, sul lungo periodo, la potenzialità commerciale – fa presente Monaco – dei vini Piwi”. Che, essendo meno cagionevoli, possono far aumentare la rendita e ridurre i costi della profilassi ed attirare l’attenzione di quella fetta di consumatori che privilegiano, al momento dell’acquisto di una bottiglia, la sostenibilità della produzione alla Denominazione d’origine. Un’opportunità che, al momento, è ancora difficile da cogliere: come detto i vini Piwi non possono fregiarsi, appunto, di nessuna denominazione, riducendone la commercializzazione, e del resto anche la creazione di un nuovo vigneto Piwi ha dei costi non indifferenti.

Vini Piwi al gusto

Se la prova della sostenibilità e dell’innovazione i vini Piwi l’hanno superata, si può dire altrettanto dei test di degustazione? Anche in questo caso i pareri sono discordanti, tra chi li trova, al palato, ancora privi della complessità che i vitigni originari sanno esprimere e chi, invece, sostiene che in degustazioni alla cieca sia ormai difficile distinguerli rispetto ai tradizionali.

Cantina Valtidone

Via Moretta,58 – 29011
Borgonovo Val Tidone (PC)
Tel: +39.0523.846411

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